Pieve di Corsignano, la più amata dai turisti

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Se state pensando di comprare un casale in Toscana, sappiate che scegliendo come destinazione la Val D’Orcia potrete entrare a contatto diretto con la storia e con un pizzico di mistero. A meno di un 1 km a piedi dal borgo di Pienza, infatti, c’è la Pieve di Corsignano, un monumento storico molto amato dai locali e dai turisti, attorno a cui sono sorte nei secoli numerose storie e leggende che si intrecciano con le vicende complesse di regnanti e lotte che hanno caratterizzato questo territorio.
Non a caso, è diventata una delle attrazioni più apprezzate dagli utenti di Trip Advisor, su cui guadagna recensioni altissime. Conosciamola meglio.

Situata lungo la strada panoramica che conduce al Monte Amiata, a breve distanza dal vostro casale in Toscana, la Pieve di Corsignano  – il cui nome completo sarebbe Pieve dei Santi Vito e Modesto di Corsignano – è un complesso di edifici sacri in tufo che comprende una chiesa romanica a tre navate e una torre campanaria cilindrica. Le origini risalirebbero al VII secolo e la Pieve che è possibile visitare oggi è sostanzialmente rimasta intatta nella pianta originale e nell’aspetto attribuitole nel XII secolo, secondo i canoni dello stile romanico.

L’interno è dunque relativamente spoglio, a tre navate ognuna con un altare. A destra dell’ingresso è posizionata la fonte battesimale originale dove furono battezzati sia Papa Pio II, quell’Enea Piccolomini a cui si deve la fondazione di Pienza stessa, sia il nipote Papa Pio III. Interventi successivi, che tuttavia non stonano con l’aspetto generale, sono stati fatti sulle arcate della parte destra e mancano le absidi nella parte terminale. La Torre Campanaria non è visitabile.

pieve regolo

Una delle poche rappresentazioni esistenti del Serpente Regolo

I poteri del Serpente Regolo

La Pieve di Corsignano, tuttavia, si distingue anche per un’altra ragione. A breve distanza dal vostro casale in Toscana potete immergervi nella storia della Val D’Orcia, ma anche scoprire un luogo sacro in cui sono molto poche le immagini classiche della cristianità e abbondano invece raffigurazioni pagane: mostri e simboli della mitologia e della tradizione popolare, che appaiono nelle vesti di “pesci” o “sirene” o “arieti” come accadeva spesso nei bestiari medioevali.
Gli appassionati di esoterismo si sono spesso soffermati, in particolare, sulle facce mostruose presenti sui capitelli che contornano il portale: straordinariamente simili ai bafometti, le divinità mostruose oggetto della devozione dei templari. Del resto, le maggiori tappe della Via Francigena, protetta anticamente dai templari, passano a pochissimi chilometri dal luogo in cui sorge la Pieve.

Tra le figure pagane presenti è raffigurato uno dei misteri più affascinanti della zona: il Serpente Regolo. Nel fonte battesimale all’ingresso della Pieve, sull’ultima colonna a sinistra, è presente una sua rappresentazione: si tratta di una divinità romana a cui veniva ancora rivolto un culto di devozione nel VII secolo, di cui esistono poche rappresentazioni, molto diffusa tra Umbria, Lazio, Marche e Toscana.
È un animale fantastico, un grosso serpente appunto, dalla testa “grande come quella di un bambino” – in alcune versioni le teste sono addirittura due – che vive per le macchie, i campi e gli orridi dei monti.
Secondo la leggenda, una vipera tagliata a metà non muore ma cresce in modo smisurato, sino a diventare un regolo molto vendicativo, intenzionato a perseguitare chi ha la sfortuna di incontrarlo e di pronunciarne il nome, e chiaramente chi l’ha aggredita e mutilata. In virtù di questa sua natura feroce, persino Gregorio Magno lo definì “il re dei serpenti”.
In Toscana, in particolare, secondo la tradizione il Regolo è un grosso rettile con squame luminose di metallo e con due piccole ali. “Spesso rapiva agnelli e anche bambini che trascinava con sè nei profondi anfratti”, si legge negli atlanti delle tradizioni popolari.
Come sconfiggerlo? Sempre secondo la leggenda, è necessario infilare nelle intercapedini tra legno e vetro una foglia appuntita di palma o di olivo – che richiama le forme di ferro di lancia o una freccia – così da trafiggere il serpente, impedendogli di passare dalle finestre. Ma le donne degli antichi borghi di Val D’Orcia sostengono che sia più efficace uno specchio, da puntargli contro, rimandando all’origine gli influssi negativi.

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